Diario di un giovane procrastinatore

Stavo per iniziare il post ricascando nella solita storiella del “è una vita che non scrivo, non perché non ne avessi voglia ma avevo molti impegni” e di fatto dicendovelo ci sono incappato. Eh pazienza, alla fine i motivi sono sempre quelli.

L’idea alla base di questo intervento deriva da un fatto spiacevole che mi è successo circa due settimane fa e che (spero) mi abbia insegnato una lezione importante: devo smetterla di procrastinare.
Si perché rimandare qualsiasi attività-impegno-azione a data da destinarsi non è stata la mia scelta più saggia per affrontare la vita. Di sicuro è quella che mi ha permesso finora di oziare di più. Non so bene quando questo mio rapporto morboso con l’ozio sia cominciato, so che questo amore-odio va avanti da più tempo di quanto io riesca a ricordare. Perché si a volte mi sparo delle tirate di 14 ore di sonno e a volte sto sveglio fino a notte inoltrata dormendo 1 ora a notte per un paio di giorni di seguito.

Ricordo ancora quando da piccolo piccolo, vi parlo della prima elementare, alla domanda “Allora Mattia, che sport vorresti fare?” io risposi tutto deciso “Tiro con l’arco.” . Cioè pensateci, è lo sport della vita: si sta fermi, non si corre, si sta in mezzo alla natura, quasi sempre in mezzo al silenzio e si è spesso completamente da soli (si sono anche un pochino misantropo). In più si impara un abilità essenziale in caso di una prossima apocalisse Zombie. Ma niente, non andava bene ai miei genitori. Stupidi sport di squadra tanto popolari. 
Comunque adesso con la scusa che sono un ingegnere posso fare lo strano e stare da solo quanto voglio che tanto tutti lo ritengono una deformazione professionale. E’ bellissimo.
Però non c’entra niente, non era di questo che volevo parlarvi. Con le persone virtuali tendo a diventare prolisso. Odio quando devo scrivere la parola “Perché”, impiego sempre troppo tempo a scrivere l’accento acuto sulla e. Ecco anche questo non centrava niente. Sto procrastinando anche adesso diamine.
Insomma volevo solo spronarvi a non rimandare niente e fare tutto appena potete, a meno che non abbiate un letto caldo e accogliente che vi chiama. Anzi no dai non rimandate neanche in quel caso che altrimenti finite per diventare come me o come uno di quei padri di famiglia che si vedono nei telefilm che arrivano sempre in ritardo alla recita di fine anno del figlio, o al saggio di danza della figlia. Cazzo come fate a dimenticarvi dell’unica cosa importante del mese?! Boh non lo capirò mai.

Ah e se vi incuriosisse, il fatto spiacevole di cui avevo accennato a inizio articolo è che a forza di procrastinare mi sono ridotto a fare la valigia per andare in vacanza a trovare un mio amico a Istanbul un paio di ore prima della partenza e nella fretta ho dimenticato di infilarci dentro i documenti. E’ stato molto spiacevole accorgersene al check in e vedere il volo partire davanti ai propri occhi (ovviamente non rimborsato perché da bravo genio quale sono ho pensato che non mi sarebbe mai servita un’assicurazione, anche se economica).

Stupido ozio, ti odio.
Scherzavo, ti amo.

26.04.13

Il led egocentrico, note a me stesso

Ok il titolo di questo post sembra preso da una novella di Italo Calvino, devo ammetterlo. Il fatto è che ho queste casse per il computer dotate di un led di accensione azzurro intenso, un azzurro così artificiale e chimico da catalizzare l’attenzione e lo sguardo di qualsiasi essere vivente nel raggio di cento metri. Credo che prima di installarlo su queste casse lo usassero come lampada del faro nel porto di Marina di Ravenna. 
No a parte gli scherzi è veramente fastidioso, fa male alla retina anche solo a guardarlo con la coda dell’occhio. Stupido led. 
L’egocentrico del titolo invece non è riferito al diodo ad emissione luminosa appena citato ma a me stesso. Un pò come tutti i post che troverete sul blog ma questo un poco di più. 
Vorrei farvi capire quello che penso tramite la scrittura. Rendervi partecipi non solo di un argomento o di uno spunto di discussione ma anche dei salti logici e visuali che avvengono nella mia testina bacata.
Mi è appena arrivato un sms, scusatemi un attimo che controllo chi mi scrive. 
Anche questa riga serve a farvi immedesimare di più nella mia persona, ricurva su di una tastiera poggiata nella cacofonia di una scrivania vissuta, in quel disordine che sa tanto di trasandato ma anche di tremendamente vero. Forse sto sfociando nell’autocompiacimento ma a volte sono veramente contento di essere me stesso, mi ritengo una persona colma di piccoli particolari reali. Altre volte invece mi schifo essere me stesso, non so quante volte nelle ultime due settimane il mio trending topic con gli amici al pub è stato “Ogni tanto vorrei provare a vivere una giornata nel corpo di Gianfi e comportarmi come lui”. 
Gianfi per chi non lo sapesse è uno dei regatz, la piccola compagine di amici con cui giro.
E’ un pò il Ted Mosby del nostro giro.
Un pò meno figo e con un pò meno storie da raccontare.
Anzi non è vero, ha più storie e forse anche più strane, però me ne dimentico perché avviene tutto talmente in fretta che gli aneddoti si tramutano in leggende.

A volte mi capita di portare avanti due pensieri distinti in parallelo. Non dico di saltare da un discorso ad un altro per poi tornare a quello di partenza e via dicendo, intendo proprio in parallelo. Come un fiume che si biforca in due rami quando è presente un isoletta all’interno del suo corso, per poi riassemblarsi una volta passata. Ho della tensione addosso ma non riesco a capirne il motivo. Mi sento come prima di una partenza in aereo, in uno stato misto di ebrezza e ansia. Oppure come due stelle in un sistema binario che gravitano intorno allo stesso centro di massa. Non so cosa centri ma come detto prima vorrei immergervi nei miei pensieri e faccio spesso collegamenti di questo tipo, per il puro gusto di rinfrescare la mia memoria. Forse sarà stata la lettura che ho terminato da poco di Kerouac e la sua filosofia dell’andare, la ricerca disperata di un senso e l’imperativo del movimento ad influenzarmi. A proposito di stelle, ho iniziato a scrivere un romanzo assieme al mio collega Dott. El Dichio Dino, nonostante stia studiando International Management non ha perso la mano con la nostra lingua madre. Ah e in questo romanzo centrano le stelle nel senso che il nostro sole si spegne e il mondo precipita nel caos. Non voglio dormire e cerco di resistere il più possibile ogni notte all’abbraccio di Morfeo, portando avanti tutte le mie passioni e interessi. Per quanto insulse possano essere sono le mie e nel mio piccolo sono le poche cose che contano.Comunque alla fine finisce sempre che quando mi addormento poi cado in letargo per 13-14 ore rendendo quindi vani i miei sforzi di guadagnare tempo utile. Chissà se riusciremo mai a pubblicarlo, magari qualcuno di voi lo troverà per caso da Feltrinelli e si ricorderà di questo post su questo blog sfigato e si lascerà sfuggire un sorriso pensando a quel fannullone sconclusionato dell’autore. Alla fine trovo che in molte cose il fallire sia molto più divertente del successo, riuscire in tutto è così noioso. O forse sono io ad essere semplicemente un nuovo Zeno.

Ho volutamente reso confusionario e frammentato il discorso in questa parte conclusiva del post per cercare di rendere al meglio cosa pensavo mentre scrivevo e come lo pensavo. Per spiegarmi al meglio. Che era poi l’obiettivo dichiarato nel prologo. 
Probabilmente non ho reso chiaro niente, anzi starete pensando che sono un cretino e non mi sento di darvi torto. 
Probabilmente questo intervento è l’ennesima prova che tutto quello che partorisco non è altro che merda.
Ma è così dannatamente divertente.

Mi annoio.



27.02.13

pensiericomesanguisughe ha chiesto: Grazie del follow. :3

Grazie a te :)

11.01.13

cotone ha chiesto: Bel blog. Mi piace quello che scrivi, anche se non sempre condivido appieno. Ciao.

Grazie! Meno male che non condividi tutto quello che scrivo, altrimenti saresti come me (Sociopatico ^^). Torna quando vuoi!

11.01.13
1

tipregonontidimenticare ha chiesto: grazie mille del follow, piacere :)

Figurati! Piacere mio! :)

11.01.13

ungiornoinpiudelleternita ha chiesto: Grazie per il follow (:

Di niente! ;)

10.01.13

Il destino esiste solo per gli idioti e per gli eroi.

Non so bene da che parte cominciare.
Ho questo post salvato nelle bozze da tempo immemorabile, veramente da un mucchio di giorni. Una quantità inenarrabile. Inarrestabile. Stasera non riesco ad addormentarmi quindi tanto vale provare a fare qualcosa di rilassante, che non sia la solita masturbazione.
La classica frase “Ma te credi nel destino?” oppure “Oh ma che coincidenza incredibile è?” è tuttora uno dei tormentoni classici da pub di mezzo mondo, eppure ho voglia di parlarne un pò anche io.
Forse perché i miei due emisferi cerebrali, in costante lotta tra loro, cercano di imporsi l’uno sull’altro e dimostrare che il vincitore è il caos/ordine.
Per ora sono dell’idea che il disordine cosmico la fa da padrona.
Escluse una quantità di persone elencabili con le dita di una mano a nessuno importa un cazzo di voi. Destino incluso.
Non c’è un disegno divino.
Non c’è uno schema.
Non ci sono le Moire (Orfei) a tessere i fili del destino.
Solo il caos puro.
Un sacco di volte mi è capitato di pensare “Ma che probabilità c’era che proprio a me succedesse blablabla e che incontrassi proprio blablabla nel giorno particolare blblabla?”. In effetti la probabilità che ciò succedesse magari è anche piuttosto bassa, ma se contiamo che ogni giorno capitano migliaia di piccole cose, è normale che una ogni tanto sembri coincidere con fatti esterni, ma è soltanto caso. Come se tiriamo  casaccio 2000 biglie di vetro nella hall di un hotel Hilton tutti i giorni: è ovvio che prima o poi due biglie cozzino, ma di certo non avevamo   “mirato”.
Però c’è anche da dire che per certe persone le coincidenze sono state determinanti, come nel film Sliding Doors.
Non è vero, scherzavo.
Non sono mai determinanti. O perlomeno, possono sembrare determinanti se guardate nel piccolo del microcosmo di quella persona. E’ ovvio che se i miei genitori non si fossero mai incontrati io non sarei mai nato, ma al mondo non fregherebbe niente di questo. Una persona su sei miliardi. Un numero con tipo dieci zeri dopo la virgola. Sarebbe importante solo per me. Questo eccesso di ego mi riporta molto alle teorie di surmodernità Augè, se non sai chi è non importa, non lo so nemmeno io. Che coincidenza non trovi?
Quindi concludo dicendo che (un bell’elenco puntato come piaceva tanto alla mia maestrina delle elementari):

  • Tutto è casuale
  • Al mondo non frega niente di noi
  • W il disordine cosmico
  • W il pessimismo cosmico
  • W il sabato del villaggio
  • Ho dei problemi di relazione sociale 
03.01.13